sabato 18 dicembre 2010

Mosca Moschina





Era una fresca giornata di primavera e una mosca di nome Moschina svolazzava nel boschetto vicino. Mosca Moschina un po' sbadata entrò per caso nella casetta incavata dentro il tronco di una vecchia quercia, si ritrovò nella casa dell'orso Paolo, che era fuori per fare delle commissioni.
Mosca Moschina era tanto curiosa, e si mise a guardare a destra e sinistra, sotto e sopra i mobili, ma poi fu attirata da un grande vaso contenente un liquido profumato di color giallo lucente.
Moschina non conosceva cosa fosse quel liquido e curiosa più che mai si avvicinò al vaso che a lei parve enorme, dato le sue piccole dimensioni, si appoggiò con le sue piccole zampette al bordo e leccò un po' di quel liquido che la attirava tanto: “mmm che buono, è dolce!” disse la Mosca Moschina.
Uno sbattito di porta si udì dall'altra stanza, era l'orso Paolo che rientrava a casa, affamato del suo miele si diresse verso il vaso per fare merenda :”che schifo!” gridò l'orso “mi hai sporcato tutto il miele, adesso cosa mangio?”.
Mosca Moschina provò a volare via, ma non vi riusciva perchè il miele oltre che ad esser tanto goloso è anche appiccicoso e le sue fragili zampette vi rimasero incollate, si dimenava, sbatteva le ali a più non posso ma nulla le permise di sfuggire all'ira dell'orso Paolo.
“Ti prego orsacchiotto, liberami, sono arrivata qui per caso non volevo sporcare il tuo miele” disse Mosca Moschina impaurita, “Ti libererò solo se mi porterai entro un'ora dell'altro miele con cui potrò gustare la mia merenda” rispose l'orso Paolo.
“Ti porterò il tuo miele orsacchiotto te lo prometto” ,così l'orso liberò la povera Moschina che aveva ancora tutte le zampette inzuppate di miele.
“Moschina dovrai portarmi il mio miele entro un ora e in pegno mi lascerai il tuo bracciale in segno che tornerai qui” disse l'orso. Il braccialetto di Moschina era un regalo di sua madre, l'unica cosa che lei possedesse.
“Va bene orsacchiotto tieni pure il mio bracciale ma non farmi del male, vado a cercare il tuo miele”. La Mosca Moschina volò senza una direzione precisa alla ricerca del miele pulito per l'orsacchiotto affamato, attraversò il bosco e sul petalo di un bel fiore colorato incontrò il signor Bruco.
“Salve signor bruco sa dirmi dove posso trovar del miele?” chiese umilmente Moschina “Non so dirti dove sia il miele, ma so dove sono le mele anch'esse sono dolci, un po' meno ma pur sempre dolci e golose” rispose il bruchetto “Sempre dritto fino alla casetta rossa con la porta blu non ti puoi sbagliare Moschina, buon viaggio”.
Moschina svolazzò verso la casetta che le indicò il signor Bruco, e bussa bussa bussa con la testolina finalmente la porta si aprì c'era la Pimpa!
“Il signor Bruco mi ha detto che qui avete le mele ma avete anche del miele? Devo portarlo all'orso del bosco o altrimenti non riavrò più il mio bracciale!” esclamò Moschina, “Non ti preoccupare vieni dentro qui c'è tanto miele!”
La Pimpa si diresse verso lo scaffale dov'era riposto il miele e il signor Armando disse “Ma Pimpa cosa stai facendo!?” “sto prendendo il miele per la Mosca Moschina” “ah va bene Pimpa!”.
La Pimpa accompagnò Moschina fino alla casa dell'orso perchè il vaso era troppo pensante per il piccolo peso della mosca, dopo aver attraversato il bosco arrivarono alla tana dell'orso e bussa bussa bussa con la testa l'orso aprì la porta.
“Moschina, ti avevo detto entro un'ora sei in ritardo!” “Ma signor orso le ho portato il suo miele!” “Non mi importa mosca, adesso io ho tanta fame e dovrai portarmi anche delle ciambelle sulle quali spalmerò questo miele o altrimenti non rivedrai mai più il tuo bracciale!” urlò l'orso affamato ormai avaro di dolci e delizie.
Moschina svolazzò nuovamente senza meta precisa alla ricerca delle ciambelle per il ghiotto orso Paolo, intanto la Pimpa tornò dall'Armando. Svolazzava per tutto il bosco quando incontrò nuovamente il signor Bruco “Ciao Moschina hai trovato il miele?” ”Si signor Bruco adesso però ho bisogno delle ciambelle!” rispose Moschina ormai stanca per tutto il viaggio che aveva intrapreso, “Guarda là, c'è una cascina dove abita una vecchina che ama cucinare, a volte fa le torte, altre volte fa ciambelle prova alla cascina cara Moschina e buona fortuna” concluse il Bruchetto.
La piccola Moschina si diresse alla cascina e bussa bussa bussa con la testa la porta si aprì.
“Cara vecchina, l'orso è tanto arrabbiato con me per farlo calmare devo portargli una ciambella lei mi può aiutare?” chiese umilmente Moschina, “Ma certo piccola, entra pure, ho appena sfornato delle deliziose ciambelle” rispose la vecchina “però dovresti farmi un favore, mentre ti incarto le ciambelle devi andare a prendere la damigiana di vino che si trova nella fattoria qui di fronte.”
Mosca Moschina non si avvilì, nonostante la stanchezza svolazzò fino alla fattoria difronte e incontrò mamma Oca: “Signora Oca devo prendere una damigiana di vino per la vecchina della cascina” allora mamma Oca lo aiutò a prendere la damigiana e si offrì di accompagnarlo alla cascina, ma quando arrivarono la vecchina si era addormentata sul divano.
Mosca Moschina prese le ciambelle incartate e con l'aiuto di mamma Oca che trasportava la damigiana di vino si diressero verso la casa dell'orso Paolo.
Bussa bussa bussa con la testa l'orso furibondo aprì la porta, “Mosca!ma quanto ci hai messo!io ho fame hai la mia ciambella?” gridò con ira. “Si signor orso le ho portato anche il vino!” rispose Moschina.
L'orso Paolo si sdraiò sulla poltrona e iniziò a mangiare miele e ciambelle e a bere il vino.”Signor orso posso riavere il mio bracciale adesso?” “Non prima che io abbia fatto merenda brutta mosca che hai sporcato il mio miele!”.
Il cattivo orso Paolo mangiava, beveva,poi mangiava e poi beveva, fino a che non si ritrovò ubriaco e privo di forze, era moribondo sul divano, non riusciva proprio ad alzarsi, così Moschina riprese il suo bracciale, andò a chiamare il Signor Bruco, la Pimpa e insieme a Mamma Oca fecero una golosa merenda con la ciambella e il miele dell'Orso Paolo.

sabato 4 dicembre 2010

Francesca e il regno di Violaide



UNA FAVOLA PER BAMBINI MA.....
NON SOLO. (post-partecipazione al concorso dell'associazione Progetto e Materia di Torino)



C'era una volta il lontanissimo mondo di Violaide. Era una terra pulita, profumata, piena di colori, animali, fiori e sorgenti d'acqua. I suoi abitanti erano piccole lucciole del bosco che volteggiavano e ballavano delicatamente su alberi e rosse fragoline, accarezzavano di tanto in tanto qualche petalo e salutavano i signori ranocchi che cantavano nel laghetto dall'acqua magica... Era un luogo incantato, un regno magico, privo di male, dove regnava solo amore e purezza. Questo fino a quando la regina Nerea non entrò nei sogni di una giovane fanciulla del mondo Terra a cui svelò il regno di Violaide. Nerea aveva messo al mondo una bellissima figlia, Viola, la fata più luminosa del regno a cui però non voleva cedere il trono per gelosia, così indusse la fanciulla, Francesca, a catturarla... Nerea era consapevole che la legge del regno proibiva a chiunque di svelare l'esistenza del mondo di Violaide altrimenti la luce delle fate si sarebbe per sempre trasformata nella luce del sole, il mondo di Violaide si sarebbe autodistrutto e così ne fate ne folletti sarebbero mai più esistiti. Tuttavia Nerea non volle prestare ascolto a questa leggenda e continuò imperterrita nella sua battaglia contro Viola.



Una notte d'estate Francesca dormiva nel suo lettino, e Nerea entrò nei suoi sogni per trasportarla fino al lontanissimo mondo di Violaide. La bambina aveva in mano un peluche e in pigiama si addentrò nella foresta. Non era impaurita Francesca perchè a rassicurarla c'era la luce della luna sempre piena del mondo di Violaide, il canto degli uccelli e il fruscio dei rivoli d'acqua che scorrevano tra le pietre del sentiero. Il bosco non dormiva mai a Violaide, lì la notte era perenne, Francesca non credeva alla sua vista, strizzò bene gli occhi per assicurarsi che tutto fosse quel che realmente vedeva; vi erano in sottofondo dei violini ai quali si aggiunsero un piano in giro di do, un'arpa e il dolce suono di un flauto traverso. Con le mani Francesca si aprì un piccolo varco per scorgere cosa ci fosse al di là dei cespugli e vide piccole lucciole in festa volteggiare nell'aria, allegre come non mai perchè era nata la principessa Viola che con loro ballava nel bosco. Francesca presa dalla gioia iniziò a saltare, a correre per cercar di prenderne una in mano, ma le fatine spaventate scapparono a destra e sinistra quasi tutte tranne una, Viola ,che essendo appena nata ancora aveva addosso il fior di loto che ogni lucciola riceve alla nascita per poter riposare ogni qualvolta lo desideri. Il peso del fiore le rallentò il volo e rimase intrappolata nel sogno di Francesca: da allora il regno di Violaide vide solo il buio, quello scuro, quello del male, perchè la fata più luminosa era sparita. La luna iniziava a spegnersi piano piano e Nerea continuava ad invecchiare perchè non aveva tenuto conto di un fatto importante del mondo di Violaide: qualsiasi volta che si entri nei sogni dei bambini per far del male al mondo delle fate, che dovrebbe essere il mondo del bene e del buono, tutto si ritorcerà verso chi dispensa perfidia fino a quando non ammetterà le proprie colpe e così la sua sconfitta. Ma neanche questo poteva fermare la cattiveria della perfida regina che continuò ad invecchiare, facendo credere al marito che la figlia Viola era scappata dal regno di Violaide.



Le ranocchie non cantavano ormai più, gli uccelli non cinguettavano, nel bosco c'era ormai pochissima luce, la luna stava per sparire per sempre e le lucciole si rifugiarono nelle case dei sogni dei loro bambini: tutto si stava preparando a spegnersi per far risorgere il sole su Violaide e bruciare così per sempre il mondo delle fate...Francesca era ormai diventata una donna adulta, altre volte aveva sognato il regno di Violaide, ma ormai diventata una ragazza che non voleva più credere alle fate come una bambina e non riuscì mai più a ritornare nel regno con lo stesso entusiasmo dei 5 anni. Viola, rinchiusa nei sogni di una bambina che ormai non c'era più, si era addormentata nel suo fior di loto che però possedeva un'incredibile energia magica, emanava profumi, ricordi e immagini a tutte le fatine del suo popolo che si risvegliarono dai sogni degli altri bambini e accorsero in aiuto di Viola. Quella notte tutti quegli adulti, una volta bambini, risognarono il mondo di Violaide, compresa Francesca. Lei era l'unica che aveva la chiave per entrare nel regno e così come quando aveva 5 anni ripercorse il sentiero di un sogno già vissuto. Questa volta Francesca però aveva paura perchè rivide il suo mondo delle fate ricoperto dall'oscurità: quei fiori una volta coloratissimi erano appassiti, le ranocchie non cantavano, il ruscello era secco e la musica del bosco era diventata un'inquietante scricchiolar di foglie secche e tuoni. Francesca stava vivendo un brutto sogno, quasi un incubo, ma la magia e la forza delle fatine non la fecero risvegliare e cosi lei avanzò nel bosco ed arrivò nel luogo dove un tempo le giovani lucciole ballavano e giocavano lontane da ogni male. In un angolino vide una luce ed iniziò a inseguirla, ma arrivata a un certo punto quella luce non c'era più: era ora comparsa poco più avanti, così continuò ad inseguirla ma la luce era veloce ed avanzava sempre più rapidamente. Ora Francesca riacquistò il coraggio che ebbe a 5 anni e curiosa come una bambina continuò a rincorrere nel bosco la lucina che le indicò il castello.
Mentre tutte le fatine e Viola mettevano insieme le loro forze all'interno dei sogni di tutti i bambini del mondo, Francesca si addentrò nel palazzo e coraggiosa attraversò un labirinto di specchi, la grotta rosa capovolta e il ponte invisibile tutto grazie alla piccola lucciola rimasta intrappolata nel regno di Violaide che non si arrese e continuò fino ad indicarle il trono dove ormai anziana c'era Nerea che rideva con perfidia alla vista di questo regno distrutto. Se non poteva governarlo lei nessuno lo avrebbe più governato.

Francesca era ormai grande e rispetto al mondo di Violaide lei era un gigante e alla vista di questa piccola fata grinzosa pensò che fosse un bruchetto morto in mezzo a quell'oscuro bosco, così penso di prenderlo in mano e sepellirlo in quel poco di terra che era ormai ancora umida. Nerea cercò di ribellarsi, si strattonava, urlava ma ormai il bosco stava morendo e nessuno la poteva più sentire, tanto meno Francesca perchè non parlava la lingua delle fate. Francesca posò l'ultimo pezzetto di terra sopra di lei, si guardò attorno e si ricordò di quando aveva 5 anni, di come era contenta quando scoprì l'esistenza di quel mondo immaginario e le cadde una lacrima sul terricio...Passarono pochi attimi che dove fu caduta la sua lacrima di gioia nel tornar bambina per un'istante, nacque un bellissimo fior di loto viola super lucente e tutto attorno a lei iniziò a risplendere, le foglie tornarono verdi, i ranocchi ricominciarono a cantare, gli uccellini a cinguettare, l'acqua a scorrere nei rigoli sui sassi, la natura riprese a vivere, note di piano forte, poi i violini, arpe e flauti iniziarono a suonare nel regno di Violaide.


La sveglia era suonata per Francesca e per tutti gli altri bambini ormai non più bambini che si alzarono dai loro letti felici seppur ignorandone il motivo: perché le fate entrano nei sogni per portare felicità ed armonia e poi escono senza svelarsi. Ma il sole sulla terra era splendente e nei sogni dei nuovi bambini il bosco di Viola e il regno di Violaide erano salvi per sempre.
Licenza Creative Commons
Nascondiglio Pubblico by Claudia Bombonato is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 3.0 Italia License.
Based on a work at http://nascondigliopubblico.blogspot.com/.